Due parole sullo stupefacente “Stoner” di John E. Williams

Stoner, John E. WilliamsHo letto finalmente Stoner di John E. Williams, di cui per mesi ho sentito parlare da persone molto diverse tra loro, ma sempre in termini entusiastici. È un libro davvero stupefacente perché appare quasi un mistero come una storia tanto semplice e in apparenza banale (la vita di un professore di letteratura medievale vissuto per 40 anni nella stessa città, insegnando sempre nella stessa università, quella del Missouri, conducendo una vita normalissima tra appaganti studi, un matrimonio infelice e tristi beghe accademiche) possa tenerti incollato alla pagina fino alla fine.
Ragionandoci, al di là della prosa scorrevolissima (e quindi gran merito va anche al traduttore), ciò che rende il romanzo un capolavoro è il fatto di parlare dei sentimenti, delle scelte e delle relazioni interpersonali che inevitabilmente finiscono per incidere sulla vita di una persona. Soprattutto quando, di fronte alla meschinità e alle bassezze degli altri si decide di mantenere un atteggiamento di stoica sopportazione, per non farsi trascinare giù nella stessa meschinità e volgarità. Perché ciò che conta, prima di tutto, è sempre fare i conti con sé stessi

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