I 90 anni di Gianni Clerici, giornalista, scrittore, maestro

Ieri ha compiuto 90 anni il mio giornalista preferito, Gianni Clerici, che con le sue telecronache e i suoi scritti ha contribuito in maniera significativa al mio innamoramento per il tennis. Un paio di mesi fa ho letto la sua autobiografia, “Quello del tennis”, e ho capito una cosa che probabilmente sanno in pochi: Clerici non è solo e semplicemente un grandissimo giornalista (il che già non sarebbe affatto poco) per quel suo modo elegante, competente, mai banale con cui ha raccontato il tennis a generazioni di appassionati, ma è anche e soprattutto uno scrittore di razza.

Clerici autobiografiaQuesto libro, costruito non secondo un criterio cronologico, ma tematico, e scritto con un’ironia e un gusto per l’aneddoto da fare invidia ai più grandi narratori, ha solo in parte a che fare con il tennis. Certo, troviamo il racconto della sua fugace partecipazione, in qualità di giocatore, al torneo più importante, Wimbledon, dopo un viaggio in auto di 19 ore, troviamo i suoi incontri con i più grandi tennisti e le sue acute previsioni su giovani promettenti: quando, ad esempio, dopo aver assistito a un incontro juniores tra Chang e Sampras non ebbe alcun dubbio su chi dei due sarebbe diventato un grandissimo. Ma dal libro emerge con una certa chiarezza che per Clerici il tennis è sì una grande passione, forse la più grande, ma è soprattutto un pretesto per raccontare storie. Clerici è uno scrittore, un narratore, vissuto nel pieno della vita culturale italiana della seconda metà del Novecento: pupillo di Giorgio Bassani e Mario Soldati, che presentarono il suo primo romanzo – “Fuori rosa” – al premio Strega nel 1966, incontrò Ernest Hemingway ed Hermann Hesse, instaurò durature amicizie con Cesare Garboli, Gianni Brera e molti altri grandi nomi della cultura italiana. Goliarda in gioventù, uomo dal profondo gusto estetico, autore di numerosi romanzi finemente cesellati, storico di grande qualità, non solo per quello che può essere considerato il suo capolavoro, “500 anni di tennis”, ma anche per la sua duratura passione per la storia delle religioni, Clerici è una figura di cui forse l’Italia si accorgerà davvero soltanto quando non ci sarà più. E allora, tanti auguri, anche se in ritardo, Maestro!

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